Pietismo in terza persona o ignoranza all’italiana

E per la serie non ci facciamo mancare niente, rieccoci OntheRoad con un episodio, un classico dei mezzi pubblici o delle sale di attesa in Italia. A esser sinceri, per quanto accade sui mezzi pubblici, specie qui a Roma, servirebbe una sezione apposita solo per quello, tante sono le stranezze OntheRoad che giornalmente capitano.
Quello che vi racconto oggi è un classico, purtroppo… Un’italianata in pieno stile, un’esposizione fantastica dell’ignoranza mascherata da pietismo, condita con un po’ di pseudogentilezza. Prima di raccontarvela, vorrei fosse chiara una cosa… La gentilezza motivata dal pietismo non è più gentilezza, ma idiozia…!
Premesso questo, andiamoci a gustare l’OntheRoad che purtroppo capita spesso e volentieri a chi come me non vede e si trova per necessità a stare sempre in giro da una parte all’altra.

Situazione tipo: un cieco sale su un mezzo pubblico o entra in una sala d’attesa, accompagnato da un’altra persona; chiunque essa sia, moglie o compagna, figlia o figlio, madre o padre, fratello o sorella, qui susciterà lo spirito d’iniziativa del fantastico “italiano medio”, che tempo due secondi, tra gli immaginari applausi che nel frattempo prefigurerà nella sua testa, le si avvicina e con fare solenne, ma a bassa voce per non farsi sentire dal cieco, come se tutto d’un tratto fosse diventato sordo, si rivolge all’altra persona con una domanda del tipo… “Vuole farlo sedere?”
Ora, abbiate pazienza, ma quando ce vo’ ce vo’, si dice dalle mie parti… Ma che c***** vi passa per la testa quando fate una cosa simile? Punto primo sono cieco, non sordo, per cui vi sento, credetemi che vi sento. Punto secondo quel tono caritevole perché non avete le palle di rivolgerlo direttamente a me o a chiunque altro cieco di turno si trovi in una situazione simile? Ve lo dico io il perché! Perché sapete benissimo che quella che state facendo è una cazzata clamorosa, per cui la vostra stessa dignità vi impedisce di rivolgere quelle parole all’interessato. La vostra dignità, giustamente, vi viene di preservarla, quella del cieco dove la mettiamo pèerò?
Nel mio OntheRoad la risposta arriva ovviamente direttamente da me ed è molto schietta, come avrete imparato a capire… Così con fare educato, chiedo al “gentil proponente”… “Signora/e io sono cieco, mica sordo, perché non chiede a me?”
Non prendetela per scortesia, perché credetemi che non lo è affatto! Sentirsi rivolgere ad un’altra persona per chiedere qualcosa che riguarda noi stessi, non è solo frustrante, ma profondamente offensivo! Vedete come ci vuol poco a trasformare una apparente “gentilezza” in una incivile italianata?

Ma voi credete che il “gentil proponente” si limiti al “lo faccia sedere qui?”?? E no, troppo facile così 🙂 Qualche giorno fa mi sono sentito dire testualmente “lo metto qui”, riferito a me… Alt, fermi tutti… Hai letto bene! Un “gentil proponente” ha avuto la geniale idea di avvisare chi era con me, che mi aveva “messo lì”! Non trattengo il sorriso nello scrivere e raccontarvelo… Crederete che vi stia prendendo in giro, ma purtroppo è la triste realtà.
Sono diventato una macchina e non me ne ero mai accorto, vabbè intendiamoci, un bolide, un supercar di quelli rombanti che fanno girare tutti per guardarli eh! Però guardiamo il lato positivo, così chiunque può parlare a chi mi guida come se io non lo stessi sentendo 🙂 Occhio solo a non parcheggiarmi in un posto riservato agli invalidi, che lì potrei trovare il modo di incazzarmi lo stesso 😉

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