Navigare a vista o programmare il futuro?

Il titolo è volutamente provocatorio, ma da buon cieco non riuscirei a “navigare a vista” nemmeno con tutto l’impegno e lo sforzo possibili. “Potessi, lo faresti?” Ma anche no!
Di cosa sto parlando? Vado al dunque.
Che il nostro Paese stia vivendo tempi difficili è fuori discussione, ma i problemi di fondo non sono quelli della nostra triste economia, bensì quelli di una mentalità incapace di guardare al futuro che sta divorando le generazioni più giovani (la mia compresa), che sono proprio quelle in cui si dovrebbe riporre ogni speranza di un miglioramento.
I social network, notoriamente “specchio” della società, perlomeno dei più giovani, vedono un proliferare inquietante di “fancazzisti”, di persone svuotate di ogni visione del presente e del futuro e capaci solo di commentare la partita del giorno o il “gossip da quattro soldi” con cui i media ci riempiono la testa.
Così la qualità lascia spazio alla quantità, l’utile e concreto all’astratto “chiacchiericcio da bar”.
Facci caso… Se parli di cose che riguardano il futuro e benessere di TUTTI, nessuno li considera, ma se poco poco stimoli una discussione sul fidanzato di questa o quella, “apriti cielo”, valanghe di commentatori interessatissimi.
E forse è proprio questo il problema… L’interesse che le cazzate riescono a suscitare rispetto alla concreta prospettiva del costruire un futuro migliore. E non è inquietante che le nuove generazioni siano più attratte dall’interesse verso le cazzate che da quello per il loro stesso futuro?
Un mio stimato contatto di Facebook, in una intelligente discussione diceva in questi giorni

È come se ci fosse una sorta di termometro dell’interesse temporizzato, in cui lo zero è il presente.
Si crea un totale disinteresse per il futuro e un grottesco interesse per il passato (sotto forma di nostalgia): più le cose sono vicine al momento attuale più sono infuocate e commentabili.
Se invece si spostano nel futuro (lontane anche di pochi anni) ce ne sbattiamo come se non ci riguardassero per poi piangere e frignare e lamentarci tra qualche anno dicendo “nessuno ce l’ha detto prima”.
Se si parla di passato invece tutti a dire “ahhh, come si stava bene!”. E giù di commenti e like è condivisioni.

Proprio questo è il punto…. Siamo una massa di idioti alla deriva, che aspetta di essere portato da una parte all’altra, senza nessuna capacità e soprattutto voglia di reagire, di chiederci perché, di capire cosa abiamo attorno al fine di poter scegliere cosa sia davvero meglio per noi e impegnarci concretamente per dare ognuno un contributo importante.
Ma tanto che ce frega… Succede qualcosa? No problem! Tutti con le mani in mano, ma prontissimi a riversarsi sul social di turno per cavalcare l’onda dei cinque minuti di interesse in cui tutti ne parlano. Poi che importa se questo non porterà alcun miglioramento, alla prossima “catastrofe” il social sarà ancora lì ad aspettare le nostre ferventi dita di “leoni da tastiera”, tutti all’occorrenza esperti di questo o quello.

Sarà pure la patologia dei tempi che stiamo vivendo, dove le nuove generazioni (e non solo) non riescono ad avere una visione del futuro e le vecchie hanno oramai acquisito la stessa incapacità, accompagnata però dalla nostalgia del passato.. Da qui la mancanza di ottimismo, di entusiasmo nel FARE e una sfrenata voglia di navigare a vista che serpeggia come il peggiore dei mali nella nostra società.

E allora cosa possiamo fare? Beh, se sei uno che si arrende, che vuol star lì in un angolo ad aspettare che le cose cambino da sole fai pure, ma alla prossima lamentela fine a sé stessa con cui inquinerai la mentalità di chi ti legge, un pochino “fatti schifo”. Eh, no, non offenderti per questo che vuol essere un invito a fare di più, alzati e fai, ci sarà tempo poi per commentare i risultati che avrai raggiunto. Ovviamente vale pure per me.
Il tempo per le chiacchiere è finito da un pezzo, se ci teniamo al nostro Paese è il momento di rimboccarci le maniche e fare ognuno la sua parte, non trovi?

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